Potature e sfalci

February 28, 2007 in

Tempo di potature. Nel giardino dell’anima  si lavora con motoseghe e tronchesi.

Ho lasciato liberi i miei alberi per troppi anni, liberi di crescere senza controllo. Le loro folte chiome mi hanno protetto dal sole caldo e dalle bruttezze dell’abusivismo che mi circondano. Mi sembravano rigogliosi e felici. Invece soffrivano. Lo sapevo, lo sentivo. Rami protesi verso il cielo, carichi di foglie e frutti. Ma sottili ed esili.

Il tempo non è mai abbastanza, quante cose vorrei fare ma non posso. Bisogna tagliare qualche ramo. Affinché i restanti crescano più forti. In grado di reggere il peso delle responsabilità.

Vaccinazioni

February 25, 2007 in

Da bravo neo-papà ho molto a cuore la salute di mia figlia. Ho scelto di seguire la medicina “tradizionale” quando strettamente necessario cercando di ricorrere a rimedi omeopatici e naturali quando possibile. I vaccini non sono farmaci ma “materiale infettivo capace di indurre immunità specifica, pur essendo privato di potere patogeno”(De Mauro). Ancora più dei farmaci i vaccini sono un florido mercato per le case produttrici in quanto hanno clienti regolari ed affidabili. Un prodotto che lo Stato ci obbliga a comperare.

Per legge ci sono delle vaccinazioni obbligatorie che devono essere somministrate ad ogni nuovo nato. Esse sono l’antidifterica, l’antitetanica, l’antipolimelitica e l’antiepatite virale di tipo B. Altri vaccini sono raccomandati, ma non obbligatori. Parlo della mia regione – il Lazio – perché non esiste (più) una sanità nazionale. In molte ASL, e tra queste nella mia, non hanno i vaccini separati ma l’”esavalente”(6 in 1). Quindi non è possibile scegliere di effettuare solo i vaccini obbligatori e di rifiutare gli altri. Ovvero "teoricamente" è possibile. Basta andare in farmacia a comprarli. Nelle ASL tutte le vaccinazioni (obbligatorie e non) sono gratuite. In pratica il metodo "il bastone e la carota". Gratuite per i genitori ma non per “lo stato del benessere”, evidentemente. In quanto vengono prodotti da case farmaceutiche e non dalla caritas diocesana. In questo modo se vuoi i singoli vaccini (ammesso che li trovi) li paghi il doppio. Altrimenti sei costretto a comprare, tramite ministero, il pacchetto completo.

Il discorso, per noi genitori, ed in particolare per i meno lungimiranti finisce qui. I vaccini proteggono mio figlio da temibili malattie e sono per di più gratuiti. Perché lesinare? Lo stesso sito del ministero della salute ci incoraggia ad effettuare tutte le vaccinazioni possibili sottolineando che “Le vaccinazioni possono anche essere effettuate in sedi diverse dai Centri Vaccinali; sono peraltro tutte liberamente in commercio e acquistabili in farmacia.” e che “Le controindicazioni alle vaccinazioni sono spesso false e costituiscono un importante ostacolo alle campagne per le vaccinazioni.” Il timore di malattie terribili quanto sconosciute è sicuramente prioritario nella mente di un genitore in quei momenti. Non noto subito quanto questo opuscolo sia, più che informativo, promozionale.

Stranamente alcuni genitori si battono per non vaccinare i propri figli. Perché credono che le controindicazioni in realtà ci siano e potrebbero essere la causa di molte “moderne” malattie ad altissima diffusione (asma, allergie, morte in culla) che sarebbero “[…] apparse a partire dalle generazioni attorno al’60, che corrisponde alla data di inizio delle attuali vaccinazioni attuate in modo massiccio.” Questi genitori chiedono di non essere obbligati a vaccinare i loro figli. Nel 1998, dopo tredici anni di lotta organizzata, hanno ottenuto il libero accesso a scuola per i loro figli non vaccinati. Nel maggio del 2006, con una legge che viene definita “storica” da alcuni, la regione Piemonte abolisce la distinzione tra vaccini obbligatori e consigliati suddividendoli in “prioritari” e “non prioritari”, garantendo la somministrazione di entrambi i tipi tramite le ASL e fornendo quelli a pagamento a prezzo di costo.

Sembra l’uovo di Colombo. Per chi vuole continuare a vaccinare i propri figli non cambia nulla. Chi non vuole farlo non deve affrontare un processo davanti al tribunale dei minori. Evviva!

Il problema invece è tutt’altro che risolto. Cosa succederebbe se sempre più genitori decidessero di non vaccinare i proprio figli? A qualcuno la cosa non piace proprio. Ma a chi? Mi rendo conto solo ora del vero significato della frase “Le controindicazioni alle vaccinazioni sono spesso false e costituiscono un importante ostacolo alle campagne per le vaccinazioni.” Un ostacolo alle campagne per le vaccinazioni. Forse è per questo che sono state necessarie delle campagne (di marketing) straordinarie comunemente note come SARS e Aviaria?

Uno sguardo al passato: la vaccinazione anti epatite B. Uno dei vaccini usati, il RECOMBIVAX HB, contiene mercurio e formaldeide, due sostanze che difficilmente una madre farebbe iniettare nel corpo di suo figlio di pochi mesi, se lo sapesse. Inoltre, senza nessun vaccino, in Italia l’Epatite B stava scomparendo eppure il ministro della Sanità dell’epoca (1992) ha riscontrato l’impellente necessità di rendere la vaccinazione obbligatoria…

pubblicato su Mente Critica 

 

Produci Consuma Crepa

February 18, 2007 in

Oggi ho incontrato una amica che lavora per Merd Donalds da circa un anno. Dice che le stanno venendo delle bolle sul viso e che ogni tanto le fa male il fegato. Naturalmente le ho chiesto se ha visto "Super Size Me". Mi ha risposto di sì. Quindi com’è possibile? Le ho chiesto: perché mangi quelle cose pur sapendo che ti fanno male? Non può farne a meno, mi ha risposto.
A quanto pare chi lavora per Merd Donalds deve mangiare solo la "roba" del Merd Donalds. In quanto:

Non è possibile portarsi il cibo da casa. Fin qui ci posso anche stare, mi sembra una norma igienica elementare piuttosto condivisibile. Se si applica solo all’interno del punto vendita.

Nel pasto offerto ad ogni dipendente è inclusa una bibita. Quindi una bibita gassata o un tè freddo. I dipendenti non possono bere acqua  (a meno che non la comprino, perché con i soldi si può tutto).

La soluzione più digeribile è l’insalata. Ma spesso il tempo concesso per il pasto è di 3 minuti. In altre parole devi mangiarti un panino, che per mangiare un’insalata ci vuole troppo.

Ora. A sparlare di queste cose si sfonda una porta aperta. Si sa che è così.  Mi chiedo come sia possibile lavorare in un posto del genere e al tempo stesso avere il coraggio di mangiare o bere certe cose. Il super-mega-capo del "ristorante" in questione (e di molti altri in Italia e all’estero) mangia solo frutta e pane+carne. Via le salse, via i condimenti, via i terribili cetriolini. E beve acqua, lui. E’ il simbolo del sogno americano divenuto realtà: 25 anni al servizio degli archi gialli, partito come friggipatate oggi è un uomo ricco e potente.
Questo mentre una ragazza (24 anni) dopo aver preso diversi chili mangiando 2 o 3 panini al giorno si è fatta le analisi del sangue. Ha il diabete e il colesterolo alto.  

Qualche settimana fa passavo da quelle parti con la mia famiglia. Siamo entrati perché la mia signora doveva incipriarsi il naso e perchè volevamo salutare questa nostra amica che non vedevamo da tempo. L’odore della frittura era inebriante. La mia signora voleva provare un Merd Toast, in super offerta. Io niente. Sono 7 anni che non mangio queste porcherie. Però… una porzione di patate mi è stata offerta e l’ho presa. L’ho pagata cara, con dolori addominali per tutto il pomeriggio.

Colpa delle dubbie materie prime usate o dei rimorsi di coscienza?

 

 

pubblicato su Mente Critica
 

Il bambino che è in noi

February 15, 2007 in

Delle molte esperienze che si trova ad affrontare un neo papà forse la più intensa riguarda un fenomeno che viene comunemente indicato con il nome di "coliche gassose". Qualche settimana dopo la nascita, quando il bambino è ancora una creaturina totalmente indifesa, viene improvvisamente scosso - specialmente di sera - da un pianto inconsolabile e continuo.

Non ci credevo, invece è vero. Dopo poco i genitori riescono a distinguere i vari tipi di pianto e possono, in qualche modo intervenire. Per le mamme è naturale. I padri devono impegnarsi un poco. Ascoltare, pazientare. I bisogni di un bambino così piccolo sono elementari. Mangiare, essere cambiato, caldo, freddo, coccole. Anche procedendo per tentativi una soluzione si trova. Il pianto delle coliche non lascia dubbi. E’ inconsolabile. Il viso si contrae fino a diventare completamente rosso, le corde vocali vengono sottoposte ad uno sforzo estremo - del tutto nuovo. 

Tutti i libri, manuali, siti, pediatri consigliano le stesse semplici cose. Stare calmi, cercare di comunicare tranquillità e serenità al bambino che "potrebbe" essere addolorato e spaventato dal dolore causato dalla presenza di aria nel suo apparato digerente ancora immaturo. Cullarlo dolcemente, cantare una canzone. Sembra proprio che gli autori di questi libri e manuali, i curatori dei siti e tutti i pediatri da noi consultati non abbiano figli! E poi, incredibile ma vero, non è stata ancora scoperta la vera causa di tali dolori che, misteriosamente come erano arrivati, improvvisamente spariscono verso il terzo mese di vita.

Mantenere la calma è stato molto difficile. Anche per una persona sostanzialmente tranquilla ed equilibrata quale io sono. Sicuramente molta dell’angoscia e dell’irritazione è dovuta dal senso di impotenza che inevitabilmente accompagna questo evento. Sicuramente è snervante sentire un bambino piangere ininterrottamente per quasi un’ora. Ma forse c’è qualcosa di più profondo.

Su un libro ho letto una teoria interessante: il pianto del bambino, in particolare quello inconsolabile, causa in noi un senso di disperazione profonda perché ci riporta in qualche modo alle sofferenze che noi stessi abbiamo subito nella nostra infanzia. In altre persone suona come un rimprovero. Oppure ci può assalire l’angoscia ed il timore che il bambino sia malato, morente.

In una situazione del genere è facile essere travolti, sentirsi isolati, avere paura. Allora il pianto non è più quello di nostro figlio, ma il nostro.  

L’ Albero della vita

February 13, 2007 in

Dieci anni fa camminavo per le strade polverose dell’India. 

Un giorno, come molti altri, vagavo senza meta in preda ad un dolore profondo. Ad un tratto, più per ripararmi dalla calura che per vero interesse, entrai in una delle molte botteghe in cui gli oggetti più disparati erano sistemati con cura su semplici scaffali fissati sulle pareti nude. Ho sempre sofferto il caldo eccessivo, l’umidità soffocante. Per respirare un po’ di aria debolmente mossa da un vecchio ventilatore appeso al soffitto mi misi ad ispezionare drappi e tendaggi. 

Era la festa del Diwali. Le donne avevano i loro bei capelli neri tempestati di fiori profumati, le mani decorate con l’hennè, i sari colorati, cavigliere argentate che tintinnavano ad ogni loro passo.

Una ragazza dagli occhi neri come un pozzo mi si avvicina sorridendo. Mi chiede se mi interessa uno di quegli abiti per la mia signora. Le dico che la mia signora non indossa abiti indiani, e che è un peccato, dal momento che questi sono molto belli. Per un attimo temo che possa capire dal mio imbarazzo che meditavo di comprarli per la finestra della mia stanza. Faccio come per andarmene ma voltandomi lo vedo appeso accanto alla porta e rimango folgorato. Sicuramente questo non si indossa, non ci sono rischi. Le chiedo quanto costa. Immediatamente lo desidero. Lo desidero per la mia donna, per la mia casa. Una casa che non ho. Una vita che mi sembra lontana più di un sogno.

"E’ l’albero della vita", mi dice. E mi racconta la sua storia centenaria. Ma non la ascolto. Penso a quanto sia diverso da quello di Klimt, che pure adoro! Basta guardarli per vedere quanto stride la dorata complessità dell’occidente con la lineare regolarità orientale. Mi colpiscono le radici, che affondano in profondità. 

Forse proprio quel giorno ho cominciato a capire quanto sia bella "la semplice magia della vita".

Der Baum des Lebens - L’albero della vita. Gustav Klimt

Botanica dei rapporti

February 11, 2007 in

Quest’anno è iniziato con una bella frase del Maestro: "Siamo nati tutti fragililissimi fiori in un giorno di vento e pioggia."
Ecco, è così. Per questo temiamo più l’aridità delle intemperie.

I rapporti tra le persone si coltivano. E il verbo va preso alla lettera. Più che un di manuale d’amore ho bisogno di un buon testo di botanica.
Qualche cosa l’ho imparata. Empiricamente. Ci sono rapporti complessi che necessitano di attenzioni quotidiane. Come quei bonsai dove la passione dell’uomo forza le leggi della natura oltrepassando quasi i suoi stessi limiti. Esistono creature che necessitano di continue attenzioni, determinazione, abnegazione. Una sfida anche per chi ha ricevuto il dono del pollice verde.
In questi giorni fioriscono nel giardino della mia anima nuovi rapporti. Sono questi rapporti semplici - ma non per questo meno belli - che assomigliano alle viole e agli altri fiori di campo che crescono nel mio giardino. Semi portati dal vento e dagli uccelli. Basta un po’ di pioggia ad annaffiarle la terra smossa da un gatto e la vita sboccia. Liberamente. Un vero dono del cielo. Non hanno bisogno delle mie cure. Devo solo godere della loro presenza, assaporare il loro dolce profumo.

Cari amici, se un giorno non dovessi più leggervi mi dispiacerebbe molto. Sarei triste e deluso come quando le viole, che mi hanno accolto al mio risveglio per settimane, improvvisamente non ci sono più. Ma non c’è tempo nè spazio per i pensieri cupi. Siamo solo all’inizio.

E anche se e quando arriveranno tempi duri sapremo aspettare.
Altro vento, altra pioggia.

Per tornare ancora una volta a rinascere. 

Il giardino dell’anima

February 8, 2007 in

Passa il tempo e noi con lui. Passa il tempo e traccia segni ineluttabili su ciò che noi siamo: perenne divenire qualcos’altro. Crescere.
Rileggendo delle vecchie lettere e scorrendo la mia anima che esse racchiudevano ho scoperto che non sono più così, che sono cambiato.
Cambiato in fretta, cresciuto come le piante del mio giardino da molto tempo trascurato.
Oggi infatti – deve esserci qualcosa nell’aria – sono rientrato e mi sono preso cura del giardino. Ho estirpato le erbacce che lo avevano infestato; una piccola parte naturalmente giacché non ci si può illudere di rimediare ad una così terribile dimenticanza con pochi gesti sbrigativi. Sudare e sporcarsi le mani. Le vie del sublime sono imprevedibili. Come può un uomo vivere lontano dalla terra?

La natura è implacabile. Passa il tempo sulla natura come un caterpillar e lascia tracce che anche i ciechi possono percepire – ma non gli uomini rapiti dal quotidiano – segnali inequivocabili di ciò che noi siamo: perenne divenire qualcos’altro. Crescere.
Ecco il punto.
La crescita incondizionata di un giardino spontaneo è simboleggiata dalla gloria dei fiori selvatici e il loro imprevedibile sbocciare a caso e dalla gramigna che cresce tra il cemento; una crescita splendida ed inquietante.
Ci sono piante le cui radici si sono fuse con la roccia e il cemento, piante che hanno tratto nutrimento da un pugno di terra portata dal vento in quella fessura e che sono cresciute forti e fiere.
Il gelsomino che con tanto amore avevo piantato lo scorso anno prendendo tutte le precauzioni - ma che ho dimenticato a lungo - ha prodotto quattro tremuli fiori che mi dimostrano come tutto può essere ma niente è senza amore. Che maledizione la dimenticanza.
Oggi ho coltivato il mio giardino. Ho aiutato le mie piante a crescere e ora sono soddisfatto. Il contatto fisico con la terra, con la realtà, con il tempo che passa e noi con lui. Ho coltivato il mio giardino, ho aiutato le mie piante a crescere. Non voglio dire che non sarebbero cresciute anche senza di me – tutt’altro! Le ho semplicemente aiutate a crescere meglio. Ho incanalato il divenire per plasmarlo alla mie esigenze.
Sopraggiunge l’oscurità e mi chiedo se in fondo un giardino può essere il simbolo di quello che ognuno di noi ha dentro.
Un giardino di cui è necessario prendersi cura quotidianamente.

 

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Nel nome del padre

February 7, 2007 in

Dal 1 giugno 2006 sono padre. Mi basta stingerla tra le braccia, un suo sorriso, un gesto per essere felice. Non c’è molto da aggiungere. Chi è padre sa cosa si prova. Chi non lo è lo immagina, lo sogna o lo teme.

Da qualche anno abbiamo perso mio padre. Non so se il padre nostro sia nei cieli, so solo che non è più su questa terra. E so che mi manca, molto. Mia figlia non conoscerà mai mio padre. Ma riceverà intatto il patrimonio che egli mi ha lasciato, un tesoro che nessun burocrate potrà tassare. Forza, coraggio, onestà, rispetto. Merce rara e preziosa, di questi tempi. 

Ho peccato. Ho chiesto a gran voce che giustizia è mai questa, dov’è dio. Ma attendo ancora un suo cortese riscontro.  Ho desiderato che certi uomini fragili conoscessero la malattia e il dolore, che potesse aprire i loro occhi. Ho augurato la morte a vili farabutti assetato di vendetta. Ho disprezzato i figli che "papi dammi questo fammi quello".

E’ passato ormai. Non sono più figlio, sono padre. Resta l’odio e il rancore per i padri che abbandonano i propri figli per fuggire ai tropici, per quelli che non hanno rispetto per i propri figli e la loro madre. Ai loro figli va tutta la mia pietà. 

A coloro che come e più di me sono vittime di un’ingiustizia va l’augurio sincero di trovare la forza di ricominciare a sperare.

Roma

February 4, 2007 in

Roma. Ieri.

Roma

Amo la mia città. A volte. 

Anche se spesso si sente nell’aria tutta la pesantezza delle vite di milioni di romani. 

Milioni di piedi che hanno calpestato un ponte, milioni di mani che hanno sfiorato una balaustra, milioni di romani per sempre o solo per un giorno.

Con presunzione la chiamiamo la città eterna. Ma cos’è l’Eternità?