Tele - Visioni

March 24, 2007 in

In casa abbiamo due televisori, uno piccolino, al piano di sotto ed uno più grande in camera da letto. Quello piccolo non ha il telecomando, si è rotto o lo abbiamo perso, non ricordo. Quello in camera ha un telecomando che non è il suo e quindi non funziona bene. Per dire:per alzare il volume devi premere il tasto "avanti di un canale" mentre per abbassarlo un tasto giallo che non so bene, in realtà, a cosa dovrebbe servire. Serve più che altro per i dvd e i videogiochi.

Su entrambi i televisori i canali sono tutti sballati. Nel senso che non c’è rai uno sull’1, rai due sul 2 e così via. Uno dei due era sintonizzato, un tempo. Dal momento che sul telecomando i tasti li pigiamo a caso abbiamo combinato qualche danno, ad un certo punto. 

Non guardo molta tv. Quasi mai. Questa sera invece mi è capitato di fare zapping mentre cedevo, per la prima sera dopo molti mesi, il computer a Meg. La piccola, quando è sera, non ha occhi che per la mamma e non si addormenta che sul suo seno. Ed io so bene quanto sia bello, posso biasimarla? Sono abituato, da qualche mese, a trascorrere la mia "prima serata" sul web.

I tasti per mandare avanti e indietro i canali non funzionano. Ma come fa uno a fare zapping in queste condizioni? Non funziona nemmeno il tasto che permette di inserire le decine. Sono confinato in 9 tasti. Su due c’è la nebbiolina muta. Su uno la nebbiolina con fruscìo. Ne restano sei. raiuno, canalecinque, mtv, la7, retequattro, raitre. Chissà cosa mi perdo su italiauno e raidue, le reti per noi "giovani".

Ho scoperto che in tv tiene banco il caso "vallettopoli". Che nome orrendo. Un nome squallido e banale quasi quanto la vicenda stessa. La daria big-nardi durante le sue interviste l’ha usata. Ma intendendo "zoccolopoli", mi sembra. Su matrix era il tema centrale. E, se non ho capito male, il tema era "politicotransopoli" o "ricattopoli". C’era il ministro didietro, quando parla non lo capisco bene. Su raiuno c’era il direttore riottoso che ha, a più riprese, sottolineato come loro non avrebbero parlato di vallettopoli ma solo dopo altri servizi più da intellettuali. Ho posato il folle telecomando.

Indubbiamente l’intervista al Presidente Napolitano è stata interessante e utile. Non sapevo che il 25 marzo fosse il 50° anniversario dei trattati di Roma. Paesi che fino a pochi anni prima avevano combattuto e ucciso si accordavano su delle questioni doganali ed energetiche. Ma anche e soprattutto per la pace.

Finita l’intervista, finito l’idillio. In studio, con il riottoso, mi vedo comparire il faccione del ministro per gli italiani, ex sindaco per noi romani- checco nutelli. Si è limitato a ripetere i concetti del Presidente ma con il suo fare da piacione. Ho dovuto cambiare. Il suo modo di guardare la telecamera è insostenibile.

Torno dalla big-nardi che cerca di capire se insinna sia o meno gay. Insinna è quello dei pacchi (perfido gioco di parole?), vive con i genitori nonostante ad occhio e croce abbia superato gli anta. Non ha un sito internet ufficiale, ma su quello non ufficiale riceve tante proposte di donne. Perchè non accetta? Lui risponde che non può mica andare con una che va con lui solo perché lui è famoso. Mi sembra ragionevole. Ma lei insinua ancora. Mi chiedo come mai la big-nardi sia così interessata. Non capisco. Alla fine lui dice che è segretamente fidanzato. Lei non ci crede. Sembra una scusa buttata lì per tirarsi fuori d’impaccio. Però che paradosso! Possibile che se uno famoso non viene fotografato con la fidanzata significa necessariamente che questa fidanzata non esiste? C’è qualcosa che lui ha detto altrove e che non vorrebbe ripetere. Lei lo provoca ancora e lui alla fine cede. Se ti dicono che sei frocio tu che rispondi? "Porteme tu sorella!". Argh. Miodio.

Su retequattro una bellucci buttata lì così. Non ho mai visto questo film, malena. La scena che ho visto è identica ad uno spot di un profumo, non mi ricordo quale. Però un’occhiata alla bellucci non si nega mai.

Torno su raiuno giusto in tempo per il servizio su vallettopoli. Servizio del mollicone, quello che fa le recensioni a dischi, film, fumetti. Che sono sempre bellissimi, emozionanti, bla, bla, bla.  Qui si parte da Roger Rabbit e si gira e si rivolta tutta la questione, inzuppando a destra e a manca. Tutto e niente come al solito. Si torna in studio. Per fortuna dopo una battuta mediocre er piacione se ne va. Si alza e se ne va prima che la trasmissione finisca. Che stile! Chissà quali importanti azioni di governo lo hanno portato altrove. Si impicca con il microfono e rimane per un po’ in piedi, ebete. Misteriosamente qualcuno ritiene interessante soffermarsi su questa scena.

Per me è veramente troppo. 
Per fortuna il tasto di spegnimento funziona ancora.

Penso che ne passerà del tempo prima che ci rivedremo, tv.

 

Clic 

 

Meg

March 18, 2007 in

E’ l’amore della mia vita. Madre, moglie. Ma soprattutto artista.

un sfondo per il tuo pc 

L’ho usato come sfondo per il desktop. Mi ha cambiato l’umore.

Cliccando l’immagine si apre la versione grande (1024x768)

Aggiornamento: Se ti interessa, qui ce ne sono altre.
 

Italica innovazione

March 13, 2007 in

Mi rendo conto di aver sviluppato, quando navigo nel web, una "visione selettiva". Una questione di sopravvivenza, lo sanno tutti coloro che sfogliano centinaia di pagine al giorno. I banner, soprattutto quelli lampeggianti o scorrevoli, non li vedo più. Sono lì, ma non li vedo. Se li vedessi impazzirei.
Oggi però è successo qualcosa di particolare. Mi sono ritrovato sul sito di una rivista tedesca definita "rinomata, autorevole ed indipendente" in materia ecologica.
Speravo di trovare una sezione internazionale. Niente. Almeno due righe in inglese o in qualche lingua neolatina. Niente. Davanti ad un sito in tedesco sono come un bambino davanti alla Divina Commedia. Capisco una parola ogni tanto se mi dice bene. Come i bambini mi sono messo a "guardare le figure".
Vedo questo bel banner di una auto in mezzo ad un campo di margherite. Penso: sarà una vettura ecologica tedesca. Mi sforzo di capire qualche altra parola oltre "Mutter natur" e "Kinder". Solo al terzo ciclo mi accorgo del marchio che appare alla fine. FIAT. Solo al quarto ciclo scopro che si tratta di Panda! Clicco sul banner e finisco qui.  Che storia è questa? Non ne ho mai sentito parlare. Provo a cercare qualcosa a riguardo in italiano. Scopro che la Panda Natural Power in Italia si chiama "Panda Panda" (?) ha un  doppio serbatoio a benzina e metano.  Mi sembra una buona idea. Non capisco perché sono state acquistate dall’amministrazione pubblica di Goteborg (Svezia) già nel 2004 mentre qui non è ancora uscita. (Sai quali auto si comprano i nostri amministratori?)
Il lancio era previsto per gennaio 2007 ma non ho visto partenze col botto. Evidentemente i fondi sono stati "re-investiti" in un progetto più importante

A questo punto è naturale chiedersi:
Perché per la panda ecologica, in Italia non c’è un sito accattivante come quello tedesco? Perche al suo posto abbiamo questo sito che è invece è quasi tutto in inglese anche se scegli Italiano, un sito molesto in cui con suoni e luci si cerca di mascherare il VUOTO assoluto di sostanza?
Perché dovrei (se usassi Internet explorer ed una webcam) "indossare virtualmente" degli occhiali da 1007 Euro?

A fatica ma un po’ di testo l’ho trovato. E devo pure trascriverlo, che non è selezionabile.

""I personal belongings" sono oggetti unici, espressione diretta dell’esperienza e dei gusti delle persone indipendenti."
Ma che vuol dire? Continua:
"Prodotti che interpretano lo stile, l’innovazione e il saper vivere italiano in un mondo globale"

No comment…

 

MenteCritica

March 7, 2007 in

Da domenica 11 Marzo 2007

Energia = MenteCritica 2 volte a giorno

Eco2

March 1, 2007 in

Si cede con facilità alla tentazione di vivere in questo eterno presente. Si dimentica che c’è, per chi verrà, un futuro figlio delle nostre azioni. In linea teorica chi non è ecologista? Chi non si preoccupa del destino di questo unico piccolo mondo che chiamiamo "nostro" ma nostro non è? L’idea si scontra con la pratica. Ecologico non ha senso se non è anche economico. Chi investe e produce deve guadagnare - e bene - per vincere la competizione basata sul profitto. Il consumatore responsabile deve trovare la convenienza per non pagare in prima persona dei danni commessi dalla collettività irresponsabile.

Utopia? A volte penso di sì. Mi condiziona il fatto che i prodotti naturali, biologici, a basso impatto ambientale hanno prezzi elevati, a volte inaccessibili. Spesso sproporzionati. Ma non deve essere necessariamente così.

Ecolabel, marchio ecologico europeo Dal 2000 esiste un marchio che, a livello europeo, attesta che un determinato prodotto o servizio ha un ridotto impatto ambientale. A parte la bruttezza del marchio in questione l’iniziativa è lodevole e, putroppo, unica. Le licenze Ecolabel valide in Italia sono 92 (al 31/01/07), una buona fetta riguarda servizi di ricettività turistica, ma ci sono anche prodotti tessili, prodotti vernicianti, cartarie e detersivi vari. (qui l’elenco completo)

Proprio grazie ai detersivi ho scoperto che il binomio "ecoquadro" (ecologia-economia) può esistere. Risolte le questioni ambientali, rimangono i dubbi sull’efficacia. Dal momento che non possono contenere diversi componenti "classici" dei detergenti non è che non funzionano? Riuscirà a rendermi felice di lavare i piatti come quelli che ho visto in tv? Di norma i prodotti ecolabel devono avere almeno la stessa efficacia dei prodotti convenzionali. A me sembra che funzioni. Però, per non sbagliare (sono sempre un uomo, e quindi approssimativo) ho fatto provare il detersivo per le stoviglie "Neutral" a mia suocera. Ha passato il durissimo test. Se l’approva la suocera vuol dire che va bene. 

 Veniamo alla spinosa questione economica. Perché com’è ovvio il detersivo in questione non lo trovo nei supermercati della mia zona. E questo me lo aspettavo. La sorpresa è che non lo trovo nemmeno nelle boutique eco-biologiche ma in un discount (Todis)! Sconvolgente. Quando poi, da brava massaia coscienziosa mi metto a valutare il costo al litro altra sorpresa. Costa meno di tutti i più famosi detersivi ultrapubblicizzati! Infine scopro che l’azienda produttrice è italiana e che fanno detersivi dal 1919 sono ancora più contento.

Forse questa è un’eccezione, ma io ci vedo il manifestarsi di una grande possibilità. Mi auguro che sempre più aziende si rendano conto della quantità di soldi che possono fare con noi, consumatori consapevoli. Finché saremo in pochi questa resterà una piccolezza ma la saggezza cinese insegna che anche "un viaggio di mille miglia inizia con un piccolo passo".

pubblicato su Mente Critica