La Vida es Sueño
Un mio sogno, di qualche anno fa. Trascritto e conservato con cura nel forziere della mia memoria.
Correndo tra prati di grano e altri frutti che sembrano pesche vellutate che danno i brividi ho visto uccelli spiccare il volo verso spiagge tropicali mentre la mia caviglia si piegava in maniera innaturale scivolando su una pietra umida. DOLORE! Le lacrime salivano dal profondo delle sacche oculari copiose e distorcevano le immagini mescolando i riflessi di un sole in ascesa all’odore fresco del mirto rugiadoso. Un cane abbaia in lontananza e tutti gli altri ripetono il suo canto desolato come un una staffetta senza partenza e senza arrivo. Nel silenzio un suono si avvicina e diventa assordante, insopportabile, è come un tornado che passa per poi sparire alle mie spalle lasciandomi illeso in una prateria desolata. Sono solo con la natura e mi sento Vero, più di quando iniziano le danze nel gioco delle parti tra una sigaretta che brucia lenta nascondendo tra le sue trasparenti volute violacee una mente traballante o quando nel silenzio umano si riesce a sentire la brace crepitare. Cosa faccio? Mi inginocchio sulla terra umida, o meglio cado, perché i miei piedi non si ricordano più come si cammina ed io non sono più il padrone di me stesso, della gabbia di carne che mi imprigiona.
Io sono:
1. io, il mio istinto fino ad un attimo prima libero e puro ora inquisito da
2. io, il tribunale della razionalità che mi chiede: Qual è il meccanismo che ci permette di muoverci, di camminare, di correre? Come dici a te stesso "muovi la gamba"? Io mi sono sempre alzato ed ho incominciato a muovermi pensato tutt’al più a dove andare, ma mai a come arrivarci, mentre ora sono qui immobile e una luce rosa ed opprimente mi fonde la retina. Perso tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo io mi sento infinitamente mediocre. Fisso il sole, come per sfidarlo; ma vince lui e tesse una ragnatela di luce smeraldo sulle mie palpebre chiuse, - chiudere gli occhi non serve a non vedere tutto ciò che ci circonda- dovrei averlo imparato, eppure mi ricordo improvvisamente che chiusi gli occhi in una stanza per trovarmi in aperta campagna.
E’ questo un sogno.
OPPURE.
È il giorno del Risveglio. In piedi, nel nulla, solo. Ma ci sono io. Quante cose non so di me. Per esempio non so quante volte batto le palpebre, né quante volte deglutisco e non posso scoprirlo perché inevitabilmente nel momento in cui ho questa curiosità da soddisfare non sono più naturale, e se conto i secondi non conto i battiti, e se conto i battiti il tempo si dilata ed il mio orologio è pulsante con il mio cuore, un pulsante che non si può premere e disattivare. Che noia!!!!! Un verme cammina sulla mia mano avvolgendosi a spirale intorno al mio dito indice e mi ricorda il bastone di Ermes Trismegisto, mi chiedo se si stia sincerando della tenerezza della mia carne giovane, chissà se con i suoi minuscoli occhi mi scruta famelico o se per lui non sono diverso da un tronco o un sasso. Ma poi, improvvisamente, mi ricordo che l’unico modo per capire quale delle due estremità di un verme corrisponde alla testa basta fare il solletico al centro e vedere da quale lato ride…. I miei occhi non riescono ancora a vedere bene… Sto ridendo o sto piangendo senza sapere, la patina di lacrime distorce le immagini, il mondo - attraverso questo freddo vetro smerigliato - mi risulta troppo estraneo, la solitudine mi porta a ricordare il dolore della mia caviglia piegata in maniera troppo innaturale. Mi risveglio tra i campi di grano, dietro casa … mi sento sciocco e vuoto, la testa pesante, una grotta vulcanica nella gola; segni inequivocabili di una serata dissoluta, una serata di cui non è rimasto nulla a parte la nausea e il vuoto. Zoppicando mi avvio verso casa. Incontro un uomo che mi dice: La Nausea non è dentro di te, ma intorno a te. Forse è un sogno o forse sono strafatto. In lontananza il mio letto. Anche se questo è un sogno posso addormentarmi e perdermi nell’oblio degli specchi contrapposti. Incrocio un passante senza volto né anima. Un Magritte. Il suo corpo un guscio vuoto il suo volto un volto collettivo. Indietreggio intimorito fino ad un muro grezzo di tufo e cemento (hanno cementato il canale!) uno sperone mi penetra nella carne come un rasoio. Mi accorgo del plasma che macchia la mia camicia, ma non provo dolore. Non posso provare dolore, ma posso essere ferito! Ecco il mio letto, nel bel mezzo della strada, l’unica cosa che conti ora, niente di meglio, niente più che dormire. Dormire e sognare. Sto dormendo e sognando di dormire e nel mio dormire sogno di dormire e sognare di dormire……


