Eco2

March 1, 2007 in

Si cede con facilità alla tentazione di vivere in questo eterno presente. Si dimentica che c’è, per chi verrà, un futuro figlio delle nostre azioni. In linea teorica chi non è ecologista? Chi non si preoccupa del destino di questo unico piccolo mondo che chiamiamo "nostro" ma nostro non è? L’idea si scontra con la pratica. Ecologico non ha senso se non è anche economico. Chi investe e produce deve guadagnare - e bene - per vincere la competizione basata sul profitto. Il consumatore responsabile deve trovare la convenienza per non pagare in prima persona dei danni commessi dalla collettività irresponsabile.

Utopia? A volte penso di sì. Mi condiziona il fatto che i prodotti naturali, biologici, a basso impatto ambientale hanno prezzi elevati, a volte inaccessibili. Spesso sproporzionati. Ma non deve essere necessariamente così.

Ecolabel, marchio ecologico europeo Dal 2000 esiste un marchio che, a livello europeo, attesta che un determinato prodotto o servizio ha un ridotto impatto ambientale. A parte la bruttezza del marchio in questione l’iniziativa è lodevole e, putroppo, unica. Le licenze Ecolabel valide in Italia sono 92 (al 31/01/07), una buona fetta riguarda servizi di ricettività turistica, ma ci sono anche prodotti tessili, prodotti vernicianti, cartarie e detersivi vari. (qui l’elenco completo)

Proprio grazie ai detersivi ho scoperto che il binomio "ecoquadro" (ecologia-economia) può esistere. Risolte le questioni ambientali, rimangono i dubbi sull’efficacia. Dal momento che non possono contenere diversi componenti "classici" dei detergenti non è che non funzionano? Riuscirà a rendermi felice di lavare i piatti come quelli che ho visto in tv? Di norma i prodotti ecolabel devono avere almeno la stessa efficacia dei prodotti convenzionali. A me sembra che funzioni. Però, per non sbagliare (sono sempre un uomo, e quindi approssimativo) ho fatto provare il detersivo per le stoviglie "Neutral" a mia suocera. Ha passato il durissimo test. Se l’approva la suocera vuol dire che va bene. 

 Veniamo alla spinosa questione economica. Perché com’è ovvio il detersivo in questione non lo trovo nei supermercati della mia zona. E questo me lo aspettavo. La sorpresa è che non lo trovo nemmeno nelle boutique eco-biologiche ma in un discount (Todis)! Sconvolgente. Quando poi, da brava massaia coscienziosa mi metto a valutare il costo al litro altra sorpresa. Costa meno di tutti i più famosi detersivi ultrapubblicizzati! Infine scopro che l’azienda produttrice è italiana e che fanno detersivi dal 1919 sono ancora più contento.

Forse questa è un’eccezione, ma io ci vedo il manifestarsi di una grande possibilità. Mi auguro che sempre più aziende si rendano conto della quantità di soldi che possono fare con noi, consumatori consapevoli. Finché saremo in pochi questa resterà una piccolezza ma la saggezza cinese insegna che anche "un viaggio di mille miglia inizia con un piccolo passo".

pubblicato su Mente Critica

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February 18, 2007 in

Oggi ho incontrato una amica che lavora per Merd Donalds da circa un anno. Dice che le stanno venendo delle bolle sul viso e che ogni tanto le fa male il fegato. Naturalmente le ho chiesto se ha visto "Super Size Me". Mi ha risposto di sì. Quindi com’è possibile? Le ho chiesto: perché mangi quelle cose pur sapendo che ti fanno male? Non può farne a meno, mi ha risposto.
A quanto pare chi lavora per Merd Donalds deve mangiare solo la "roba" del Merd Donalds. In quanto:

Non è possibile portarsi il cibo da casa. Fin qui ci posso anche stare, mi sembra una norma igienica elementare piuttosto condivisibile. Se si applica solo all’interno del punto vendita.

Nel pasto offerto ad ogni dipendente è inclusa una bibita. Quindi una bibita gassata o un tè freddo. I dipendenti non possono bere acqua  (a meno che non la comprino, perché con i soldi si può tutto).

La soluzione più digeribile è l’insalata. Ma spesso il tempo concesso per il pasto è di 3 minuti. In altre parole devi mangiarti un panino, che per mangiare un’insalata ci vuole troppo.

Ora. A sparlare di queste cose si sfonda una porta aperta. Si sa che è così.  Mi chiedo come sia possibile lavorare in un posto del genere e al tempo stesso avere il coraggio di mangiare o bere certe cose. Il super-mega-capo del "ristorante" in questione (e di molti altri in Italia e all’estero) mangia solo frutta e pane+carne. Via le salse, via i condimenti, via i terribili cetriolini. E beve acqua, lui. E’ il simbolo del sogno americano divenuto realtà: 25 anni al servizio degli archi gialli, partito come friggipatate oggi è un uomo ricco e potente.
Questo mentre una ragazza (24 anni) dopo aver preso diversi chili mangiando 2 o 3 panini al giorno si è fatta le analisi del sangue. Ha il diabete e il colesterolo alto.  

Qualche settimana fa passavo da quelle parti con la mia famiglia. Siamo entrati perché la mia signora doveva incipriarsi il naso e perchè volevamo salutare questa nostra amica che non vedevamo da tempo. L’odore della frittura era inebriante. La mia signora voleva provare un Merd Toast, in super offerta. Io niente. Sono 7 anni che non mangio queste porcherie. Però… una porzione di patate mi è stata offerta e l’ho presa. L’ho pagata cara, con dolori addominali per tutto il pomeriggio.

Colpa delle dubbie materie prime usate o dei rimorsi di coscienza?

 

 

pubblicato su Mente Critica
 

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